Quaderno terzo/1.
L'antica e la nuova fede.
 (Capitoli Uno, Due e Dodici del manuale di L. Ardiccioni,
Filosofia, 3, G. D'Anna, Messina - Firenze. L'indicazione vedi
manuale rimanda alla pagina di questo volume).

Introduzione.
La storia del rapporto tra la filosofia e il cristianesimo  molto
tormentata e fin dai primi tempi esso  stato tutt'altro che
facile. Data l'importanza dell'argomento ne abbiamo trattato sia
nel Quaderno I/6, (Il cristianesimo a confronto con la filosofia
greca e con il mondo romano) sia nel Quaderno secondo/7 (La
filosofia scende sul sentiero di guerra), sia nel Quaderno
secondo/9, Capitolo Quattordici/3 (Cristianesimo e illuminismo).
Le posizioni che abbiamo incontrato sono riconducibili a queste
tre: il cristianesimo  espressione di una razionalit superiore,
non filosofia ma sofia, come sembra sostenere l'evangelista
Giovanni, oppure esso si contrappone dialetticamente alla ragione
umana per umiliarla ed evidenziarne i limiti (per distruggere la
sapienza dei sapienti, 1 Cor, 1,19), secondo l'apostolo Paolo,
oppure esso  giudicato irrazionale e nemico della filosofia, come
ritenevano gli illuministi.
Il rapporto con il cristianesimo era rimasto all'interno di una
dialettica orientata verso la conciliazione fino a quando la
filosofia aveva portato avanti una concezione della ragione
articolata, aperta e possibilista. Poi essa cominci ad
appiattirsi sul concetto di ragione proprio della scienza moderna
(primato della logica formale, della causalit, del determinismo,
eccetera) e si propose  di realizzare la mathesis universalis, di
essere essa stessa suprema auctoritas e di rifiutare come
irrazionale tutto ci che non era in grado di inserire nei suoi
schemi. A questo punto prevalse la dialettica dell'aut-aut e lo
scontro con il cristianesimo divenne inevitabile. E la filosofia
scese sul sentiero di guerra (Quaderno secondo/7, Introduzione).
Di questa guerra l'opera di D. F. Strauss L'antica e la nuova fede
(1872), con cui si conclude l'attivit del filosofo (si ammaler
l'anno seguente per morire all'inizio del 1874), costituisce un
riassunto ed una riflessione importante. Il filosofo tedesco quasi
trent'anni prima aveva fatto molto parlare di s per essere stato
l'autore di La vita di Ges (1835), un'opera che aveva suscitato
un grande dibattito e aveva portato la scuola hegeliana a
dividersi in modo irreparabile. L'antica e la nuova fede analizza
le tappe della grande battaglia, iniziata dagli illuministi e
portata a termine dalla Sinistra hegeliana, la cui continuit
d'azione e di obiettivi con il partito filosofico  sottolineata
pi volte nell'opera. Ad esempio, Strauss ricorda Il cristianesimo
svelato di B. Bauer (1843), opera andata distrutta per
l'intervento della censura, che riprendeva un'opera omonima di
d'Holbach. Nel suo scritto Bauer si sarebbe fatto beffa di tutti i
racconti sui miracoli, citando a sostegno della sua tesi i deisti
e i materialisti del Settecento, e avrebbe concluso accusando il
cristianesimo di essere la tomba della ragione.
A proposito dell'illuminismo Strauss mette in evidenza la
dimensione internazionale dell'opera compiuta: Nel combattimento
contro l'antica fede della Chiesa noi vediamo ciascuno di questi
tre paesi spiegare la propria azione. All'Inghilterra tocc il
primo attacco e la preparazione delle armi e questa fu la parte
dei liberi pensatori e dei deisti; i Francesi trasferirono tali
armi al di qua dello stretto e seppero maneggiarle con coraggio e
con destrezza in una serie di piccoli combattimenti senza tregua,
mentre in Germania un uomo intraprendeva da solo in silenzio
l'attacco e l'assedio dell'ortodossa Sion [...] l Voltaire, qui
E. S. Reimarus servirono da prototipo per le due nazioni.
Fra gli illuministi e la Sinistra hegeliana si era frapposto il
pensiero di Hegel, che si era proposto il compito che nel Medioevo
era stato assunto da Tommaso d'Aquino, cio di comporre il
dissidio fra religione cristiana e filosofia. Hegel era
profondamente convinto che la filosofia dovesse realizzarsi come
scienza, cio come un sapere onnicomprensivo, in grado di
conciliare in s tutta la realt, compreso il Cristo- Lgos. Per
arrivare a questo risultato gli fu necessario ricondurre tutta la
dottrina cristiana agli strumenti concettuali della ragione
epistemica. Questa riduzione offriva la piena garanzia che fra
cristianesimo e filosofia ci fosse soltanto armonia. Ed egli fu in
grado di dimostrare la profonda razionalit, la verit dialettica
dei dogmi del cristianesimo, dalla trinit di Dio all'incarnazione
di Cristo. Ma questa armonia apparve ambigua ed insoddisfacente
anche per alcuni esponenti della stessa scuola di Hegel e il
tentativo di conciliazione da lui operato si risolse in un
completo fallimento. Anzi esso fin per offrire nuovi spunti e
nuovi strumenti concettuali alla critica filosofica contro il
cristianesimo, che riprese nella scuola hegeliana subito dopo la
morte del maestro.
A distanza di molti anni da quegli avvenimenti, Strauss constatava
che la Sinistra hegeliana aveva ripreso l'opera degli illuministi
del Settecento, con la differenza che se questi erano stati
pervasi dal desiderio di distruggere, i filosofi tedeschi
dell'Ottocento avevano agito con pi calma e correttezza
metodologica. Essi comunque recuperarono completamente
l'orientamento spirituale di fondo degli illuministi, che non
consisteva solo nel rifiutare il cristianesimo, ma anche nel
cercare l'alternativa in due nuove direzioni, il positivismo e il
socialismo.
Terminata la battaglia, ottenuta la vittoria, convinto che il
cristianesimo fosse ormai superato dalla storia, Strauss ritenne
giunto il momento di porsi la domanda: Siamo noi ancora
cristiani?. Dopo una lunga analisi della questione egli rispose:
Se vogliamo parlare da uomini sinceri e onesti dobbiamo
riconoscere che: Non siamo pi cristiani (L'antica e la nuova
fede, citato, pagina 95).
Strauss si pose poi un altro quesito non meno importante: Abbiamo
noi ancora una religione?. Prima di rispondere egli osserv che
la fine del cristianesimo aveva lasciato un grande vuoto e che
questo vuoto chiedeva di essere colmato. A questo punto il
filosofo si sentiva di poter concludere che la vecchia fede
sarebbe stata sostituita da una religione di nuovo tipo,
completamente diversa da quella che gli uomini avevano conosciuto
fino ad allora, legata piuttosto ad un nuovo ideale che ad una
nuova Chiesa. Questo ideale poi sarebbe stato in stretto
collegamento con la scienza. Infatti la moderna concezione
scientifica del mondo si prospettava - secondo il filosofo
tedesco - come la vera alternativa al cristianesimo, la nuova
via, la via dell'avvenire. Per quanto riguarda la sorte del
cristianesimo, Strauss era convinto che questa religione non
avesse un futuro, per quanti sforzi venissero fatti per lasciarla
in vita, e tutte le fatiche e tutte le spese per restaurarlo
possono dirsi sciupate e perdute (L'antica e la nuova fede,
citato, pagina 262).
